Gravidanza a rischio: che cos’è e cosa comporta

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gravidanza a rischio

La gravidanza è quasi sempre un periodo meraviglioso per le donne, poiché hanno l’opportunità di vivere sensazioni incredibili ed entusiasmanti, ma provate in precedenza. Tuttavia, in alcuni casi i nove mesi di gestazione possono trasformarsi in un vero e proprio percorso ad ostacoli per raggiungere il tanto agognato parto. Di fatto, alcune mamme si trovano nella condizione di dover affrontare la tanto temuta gravidanza a rischio. Ma di che cosa si tratta esattamente? Scopriamolo insieme.

Cause della gravidanza a rischio

Una gravidanza può essere messa a rischio per diversi motivi: stress, tipo di lavoro svolto, stato di salute della mamma e stile di vita. Inoltre, possono insorgere delle complicanze in fase di gestazione, che possono mettere a rischio la nascita del bambino. Per escludere eventuali problematiche, infatti, a partire dal primo trimestre vengono fatte diverse ecografie.

Di fatto, si può verificare il distacco della placenta, che, per evitare conseguenze gravi, deve essere monitorato per tutta la durata della gravidanza e comporta la necessità di assoluto riposo. Nel secondo trimestre, invece, può manifestarsi il diabete gestazionale e la preeclampsia. Tuttavia, anche al termine delle gestazione possono presentarsi malattie potenzialmente dannose, come la pielite, la sindrome di HEELP, nonché patologie infettive ed infezioni.

Un aumento di complicanze, poi, si verifica in caso di gravidanza gemellare. Oltre all’aborto, infatti, si possono presentare malformazioni fetali, mortalità perinatale, alterazioni cromosomiche e sindrome di trasfusione feto-fetale. Inoltre, la possibilità di gravidanza a rischio aumentano in caso di assunzione di fumo ed alcol, in quanto abbassano le difese del sistema immunitario e possono danneggiare il feto.

Un altro fattore di rischio è rappresentato, poi, dall’età della mamma: sotto i 20 anni aumenta si possono manifestare anemia ed ipertensione, mentre oltre i 35 aumenta la possibilità di andare in contro al parto cesareo, a travagli lunghi ed a malattie congenite del bambino, come la sindrome di Down.

Sintomi della gravidanza a rischio

In genere, la mamma può accorgersi che la gravidanza non sta procedendo al meglio nel caso in cui compaiano alcuni sintomi, come:

  • dolori addominali;
  • presenza di contrazioni lievi, ma regolari;
  • bruciore o prurito intimo;
  • perdite di sangue;
  • perdite acquose, diverse da quelle dovute al liquido amniotico;
  • perdite vaginali bianche, diverse da quelle che si riscontrano in caso di infezioni.

A ciò si aggiunge anche la scarsa quantità di calci da parte del bimbo, soprattutto in prossimità del parto. Di prassi, infatti, il piccolo dovrebbe scalciare almeno 15-20 volte al giorno.

Maternità anticipata

Le donne che si trovano a vivere questa spiacevole esperienza possono richiedere un congedo di maternità anticipata. Ciò è possibile, come spiega il Testo Unico delle norme a tutela e sostegno della maternità e della paternità, in caso di parto prematuro o del manifestarsi delle complicanze ricordate in precedenza.

Determinate, però, è anche il tipo di lavoro svolto: da evitare sono le professioni che richiedono particolari sforzi fisici o il sollevamento costante di pesi, ma anche quelle in cui l’ambiente può mettere in pericolo la salute della mamma.

Secondo la Circolare 69/2016 dell’INPS possono usufruire della maternità anticipata tutte le lavoratrici dipendenti del settore privato o pubblico, soggette a contratto di lavoro continuativo o di collaborazione occasionale od a progetto, nonché alle libere professioniste iscritte alla gestione separata.

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